Mirò: la terra


Salve gente! Devo trovare 5 minuti rubati allo studio per raccontarvi brevemente la giornata di ieri.. Io e altri tre amici (Licia, Federico e Nicola) abbiamo deciso di andare a Ferrara per visitare la mostra “Mirò: la terra”. Federico mi è passato a prendere alle 8.40 e, dopo esserci riforniti di brioches alla crema in pasticceria, ci siamo diretti verso la fermata dell’autobus dove Nicola ci stava aspettando. Licia, invece, si sarebbe fatta trovare direttamente a Ferrara.
Il viaggio è stato molto divertente, tra briciole di brioches e infuocate dissertazioni politiche tra un leghista (Federico) e un non meglio identificato-simpatizzante-comunista (Nicola): io nel frattempo me la ridevo. Siamo anche riusciti a sbagliare strada all’inizio!!
A Ferrara abbiamo trovato Licia che ci aspettava già davanti a Palazzo dei Diamanti leggendo un giornale. Baci e abbracci, la mia cara Licia che non vedevo da un po’! :D
Entriamo alla mostra: un botto di gente! Ma tutti qui devono essere?? Proprio stamattina?? Tra l’altro gli spazi della mostra non è che siano così ampi…..
Tra noi quattro gli unici “esperti” d’arte eravamo io e Nicola (lui fa la specialistica di Storia dell’arte), anche se su Juan Mirò c’eravamo preparati gran poco. Forse è stato meglio così, è stato MOLTO MOLTO più divertente. Non abbiamo letto la guida, abbiamo dato appena un’occhiata agli spiegoni, e ci siamo abbandonati invece a dire tutto ciò che ci veniva in mente: associazioni logiche, collegamenti con altri artisti, interpretazioni. Credo che proprio questo sia lo spirito delle opere di Mirò, non avere un senso preciso, ma in cui ognuno ci può trovare il proprio senso. Anche Licia si è abbandonata al gioco della scoperta ed era molto interessata, mentre Federico, da solito critico che è, cercava in tutti i modi di denigrare la cosiddetta “arte contemporanea”, assertendo che da opere di questo tipo non si può capire se un artista sa dipingere. E io dunque mi chiedo, cosa vuol dire “saper dipingere”? Credo sia tutto relativo. Allora ho tentato di spiegargli qual è il senso di tanta arte contemporanea (senso che spesso, lo ammetto, fatico a capire ed apprezzare anch’io), ma non ha voluto sentire ragioni. Anche lui alla fine, però, ha finito per giocare a trovare le figurette nei dipinti più surrealisti di Mirò.
Mi sono divertita, perchè per una volta abbiamo proprio giocato con l’arte, come si dovrebbe sempre fare, senza troppi schemi mentali precostituiti. E’ importante andare a vedere mostre con persone con cui ti senti in sintonia, sia per mettere alla prova la propria sensibilità artistica che per dibattere su temi in cui ci si trova in disaccordo: solo così si può imparare qualcosa di nuovo e accrescere la propria cultura. E ieri ho imparato molto.
Mi ha quasi commosso una bambina sui 5/6 anni, bionda, occhi azzurri, magrolina e con un soprabitino rosa, che era lì anche lei con i suoi genitori, e che si fermava davanti ai quadri con gli occhioni spalancati e un chupa-chups in bocca: le ho chiesto “ti piacciono questi quadri?”, e lei mi ha fatto di sì con la testa. E’ proprio vero, Mirò piace ai bambini perchè usa il loro linguaggio, le loro forme semplici e infantili, i loro colori.
Ma io e Nicola siamo rimasti anche colpiti da un lato di Mirò che ci era sfuggito: la massiccia, anche se spesso velata, presenza di forme falliche nelle sue opere, derivate sicuramente dalle esperienze di automatismo surrealista di ispirazione freudiana. Ad esempio moltissimi suoi quadri si intitolano “Donna e uccello”, e molto molto spesso gli attributi sessuali sono ben riconoscibili nei suoi soggetti. Aveva proprio una fissa!
Questa mostra mi è abbastanza piaciuta, non tanto per il titolo “Mirò: la terra” (non ho ben chiaro quanto c’entrasse la terra nelle opere esposte), quanto piuttosto per aver esposto poche opere surrealiste e tante opere meno conosciute, che danno una visione più completa ed esauriente dell’universo-Mirò: le sue sculture e le sue ultime opere, che sconfinano letteralmente nell’Informale, tanto da sembrare opere di Pollock o di Burri.
Al termine della mostra, dopo aver fatto una capatina al bookshop (ho acquistato un libretto di disegni di Kubin) ci siamo immersi nel sole di Ferrara, facendo una passeggiata per il centro. Dopo le foto davanti alla cattedrale (stupenda!) ci siamo messi in cerca di un posto dove sfamare i nostri brontolii di stomaco……abbiamo optato per un bar in cui facevano i panini con tutti gli ingredienti che volevi tu: nonostante il conto ci abbia pelato, il panino era veramente buono, manco mal!! Federico per questo è stato un lamento continuo, ma ha fatto anche tanto cabaret che ci ha fatto ridere tutti, tanto che Licia mi ha confessato che non pensava fosse così simpatico (sshhh, non ditelo a nessuno!). Dobbiamo tenercelo così, altrimenti non sarebbe Federico! :P Scherso…
Il viaggio di ritorno è stata letteralmente un’avventura, un viaggio epico dall’incerto ritorno. Meno male alla fine siamo arrivati a casa sani e salvi… Il vero problema era imboccare l’autostrada giusta, cosa che si è rivelata quasi impossibile (ah l’autostrada, questa sconosciuta!), e dal momento che Federico si era fissato che voleva assolutamente fare la Transpolesana, a un certo punto, a caso, abbiamo lasciato la sicura autostrada tanto duramente conquistata, per perderci una mezz’ora nella campagna del rovigotto, tra campi e bar di paese. Grande Fede! :D
Ma il punto qual è……è che alla guida c’erano niente popodimeno che due uomini e un tom-tom!! E siamo riusciti a perderci lo stesso! Povero tom-tom, lui (o lei, visto che la voce era femminile) cercava di indicarci la direzione giusta, ma noi abbiamo deciso a priori di non credergli, e i risultati si son visti! Ah, questa tecnologia….. Io e Licia eravamo nei sedili posteriori a piegarci e a piangere dal ridere per tutto il viaggio, non ho mai riso così tanto in macchina: almeno ho fatto un po’ di addominali, e ho rassodato i muscoli facciali!!
Arrivati dopo questa epopea a casa, ci siamo salutati, io sono andata a cena da Licia: ci siamo sparate come cena thè e biscotti davanti al film “Parla con lei” di Almodovar. Finalmente relax!!
Dopo cena, Nicola mi è passato a riprendere, insieme ad un nostro amico non vedente con la sua ragazza: siamo andati alla rassegna cinematografica “Schermi d’amore” al Filarmonico, dove davano in anteprima nazionale “The other Boleyn girl”, con Natalie Portman e Scarlett Johansson. Bel film, anche se non eccezionale, ma io in film del genere guardo soprattuto i costumi e la fotografia: meravigliosi!
Tutto sommato……anche questa è stata una giornata da ricordare, una giornata intensa, divertente e in cui ho imparato molte cose: una giornata costruttiva!!
Grazie amici :D

Francesca

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