Ukulele!
Ebbene sì, pure oggi ero a Mantova… Ultimamente questa città continua direttamente o indirettamente a tornare nella mia vita. Mantova mi piace abbastanza come città, l’unica cosa che odio con tutto il cuore sono i marciapiedi (fatti proprio con i piedi) e i ciottoli delle strade: enormi, tondeggianti, un continuo attentato all’incolumità di carrozzine e passeggini.
Oggi ci sono stata in occasione di una visita culturale con il corso di museologia, e con me è venuta Krizia, ormai compagna di molte avventure! Non starò a raccontarvi l’intera visita, solo qualche impressione.
La giornata non è partita benissimo, e non è continuata nel migliore dei modi; oltre a problemi con l’assistenza al momento di prendere il treno, al nostro arrivo alla stazione mantovana scopriamo che il gruppo con il profe è già partito a piedi, per la Casa del Mantegna. Bene, e adesso che si fa?? Il cielo vuole che troviamo altri tre ragazzi rimasti indietro (miracolo!) e, unendo le forze e le menti, decidiamo di raggiungere la Casa in autobus. Molto bella, la Casa del Mantegna, merita sicuramente una visita.
Dopodichè ci dirigiamo verso il museo di Palazzo Valenti Gonzaga: dall’esterno promette bene, un sontuoso cortile barocco. Ma la visita in sè, alla fine, lascia un po’ a desiderare….e i commenti esplodono a ruota libera quando ci sediamo ai tavolini del “Chiosco Viola” (ma non era viola) per pranzare: il Palazzo è un’abitazione privata e abitata, e infatti l’impressione che da è quella di entrare in casa di qualcuno. La scrivania del proprietario con gli appunti delle telefonate, la tv davanti a due divani con allucinanti cuscini color oro, le fotografie dei bambini, i soprammobili più kitsch. L’unica cosa che merita sono i soffitti affrescati e gli stucchi, ma come se ne possono ritrovare in tanti altri palazzi storici. Sembra un tantino presuntuoso definirla una casa-museo, anche perchè gli ambienti visitabili sono due o tre…
Dopo il pranzo ristoratore visitiamo il museo di Palazzo d’Arco, questo sì che ne è valsa la pena!! Quadri, mobili, oggetti, libri, strumenti musicali, portantine, un abito femminile ottocentesco, la cucina completa di tutti gli utensili e suppellettili!! Abbiamo visto solo una parte del palazzo, e anche di fretta perchè, come si sa, il tempo è tiranno.. E’ sicuramente un museo da rivedere.
Alla fine della giornata culturale, una visita al mio co-blogger mantovano (Enrico) è stata d’obbligo, così io e Krizia ci siamo accampate a casa sua ad aspettare l’ora di prendere il treno. Sotto una pioggerellina leggera imbocchiamo la via dove lui abita, e schivando i maledetti ciottoli arriviamo al suo portone (yeah, l’ho imbroccato subito!); telefono ad Enry: “Ciao, siamo davanti al tuo portone! Ci apri?” e lui incredulo ci apre e ci viene ad aiutare. Sta finendo di preparare la valigia, in cui è compreso il libro che IO gli ho fatto recapitare a casina!! ![]()
Dopo averlo salutato come si deve, avergli presentato Krizia e avergli fatto fuori una bottiglia di acqua minerale (sto esagerando) dalla sete, ci sediamo e ce la raccontiamo un po’, tutti e tre. Che bello! Non sono poi così tante le occasioni per me ed Enrico di parlare a quattr’occhi senza uno schermo di mezzo! ![]()
Giunta l’ora ci avviamo verso la stazione, sempre sotto una leggera pioggerellina, e anche qui troviamo dei problemi con l’assistenza, ma alla fine riusciamo a salire sul treno e ad accomodarci. Mi piace viaggiare in treno (assistenza a parte), trovo che sia un modo infallibile per parlare e conoscersi.
Oggi non è stata una giornata bellissima, ne ho passate di migliori, ma è stata sicuramente intensa, e poi ho visto Enrico, che per me da solo vale il viaggio a Mantova (che lecchina!). Ho visto altre tre realtà museali, nessuna delle quali vista durante la mitica visita mantovana di due settimane fa: ho inserito altri tre tasselli al puzzle Mantova, e questo non è da buttare via!
In conclusione, vi saluto con l’espressione: UKULELE! coniata oggi da Krizia davanti a una vetrina di Palazzo d’Arco contenente siffatto strumento.
Buonanotte a tutti, è già mezzanotte e mezza, e io casco dal sonno!
Francesca
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